La regina del pop mondiale ha regalato una spettacolare performance
realizzando sul palco un medley con alcuni dei successi del cantautore
inglese.
Dopo il successo ai Golden Globes, la strepitosa performance all'apertura del Super Bowl, Lady Gaga è stata protagonista anche ai Grammy 2016. Eccentrica e stravagante ha deliziato tutti con un tributo al compianto David Bowie.
In un'atmosfera psichedelica ha offerto la sua interpretazione di
alcuni successi del Duca Bianco, tra cui "Space Oddity", "Changes",
"Let's Dance" "Suffragette", "Rebel Rebel", "Heroes".
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martedì 16 febbraio 2016
Grammy Awards, nell'edizione dei tributi trionfa Taylor Swift
La cinquantottesima edizione dei Grammy ha incoronato Taylor Swift e il suo disco "1989". La cantate si è portata a casa ben 3 grammofoni d'oro. Kendrick Lamar,
arrivato allo Staples Center di Los Angeles da favorito, si è dovuto
accontentare di qualche premio "minore". L'edizione è stata
caratterizzata dagli omaggi ai grandi scomparsi degli ultimi mesi. Il
tributo più atteso è stato quello di Lady Gaga a David Bowie, con un mix di canzoni.
La serata è stata presentata da un nome storico dell'hip hop come LL Cool J. Mark Ronson e Bruno Mars hanno ricevuto il "Record of the year" (riservata agli autori dei brani) per "Uptown Funk". Kendrick Lamar, arrivato super favorito con il suo disco "To Pimp a Butterfly" osannato da pubblico e critica, ha strappato cinque premi, ma confinati nella categoria Rap. Ed Sheeran ha portato a casa il premio per la canzone dell'anno ("Thinking Out Loud"), gli Alabama Shakes quello per la migliore performance rock, mentre The Weeknd, tra i favoriti, ha vinto nelle categorie Best R&B Performance e Best Urban Contemporary Album. Tra gli altri protagonisti anche la cantautrice 22enne Meghan Trainor che ha vinto il grammofono d'oro come migliore artista emergente e Justin Bieber, che è riuscito finalmente a portarsi a casa il primo Grammy della sua carriera (il Best Dance Recording).
Toccante la performance di Lionel Richie, protagonista di un medley con le sue canzoni più famose, "Love Oh Love" e "All Night Long", e anticipato da un tributo in suo onore a più voci (Demi Lovato, John Legend, Luke Bryan, Meghan Trainor e Tyrese). Tributo anche a Glenn Frey, compianto leader degli Eagles, BB King, e Michael Jackson, che 35 anni fa vinceva il suo primo Grammy.
Mentre Rihanna cancellava la sua perfomance a pochi minuti dall'entrata in scena, per un presunto malessere, è andato in scena l'omaggio più atteso dell'edizione, con Miss Germanotta incaricata di ricordare David Bowie con un mix delle canzoni indimenticabili del Duca Bianco: "Space Oddity", "Changes", "Ziggy Stardust", "Suffragette", "Rebel Rebel", "Fashion", "Fame", "Let's Dance", "Heroes".
Sul palco si sono esibiti inoltre Taylor Swift, che ha aperto la serata, Kendrik Lamar, che ha regalato una performance molto polemica e politica centrata sui problemi degli afroamericani, vestito da galeotto in catene. Dal vivo, esibizione anche di Justin Bibier, in coppia con Skrillex e Diplo, e di Adele, la cui performance è stata rovinata da problemi tecnici. Spazio anche agli Hollywood Vampires, una band formata da Johnny Depp, Joe Perry e Alice Cooper.
Ecco i principali premi:
Best rap album: Kendric Lamar – How to pimp a butterfly
Record of the year: Mark Ronson feat. Bruno Mars – Uptown Funk
Best Album of the year: Taylor Swift – 1989Best New Artist: Meghan Trainor
Best pop vocal album: Taylor Swift – 1989
Best video of the year: Taylor Swift feat. Kendric Lamar – Bad blood
Best song of the year: Ed Sheeran – Thinking out loud
Best rock performance: Alabama Shakes – I Don’t wanna fight
Best country album: Chris Stapleton – Traveller
Best Musical Theater Album – ‘Hamilton’
Best rock Album: Muse – Drones
Best dance recording – Where are Ü now – Jack Ü feat. Justin Bieber
La serata è stata presentata da un nome storico dell'hip hop come LL Cool J. Mark Ronson e Bruno Mars hanno ricevuto il "Record of the year" (riservata agli autori dei brani) per "Uptown Funk". Kendrick Lamar, arrivato super favorito con il suo disco "To Pimp a Butterfly" osannato da pubblico e critica, ha strappato cinque premi, ma confinati nella categoria Rap. Ed Sheeran ha portato a casa il premio per la canzone dell'anno ("Thinking Out Loud"), gli Alabama Shakes quello per la migliore performance rock, mentre The Weeknd, tra i favoriti, ha vinto nelle categorie Best R&B Performance e Best Urban Contemporary Album. Tra gli altri protagonisti anche la cantautrice 22enne Meghan Trainor che ha vinto il grammofono d'oro come migliore artista emergente e Justin Bieber, che è riuscito finalmente a portarsi a casa il primo Grammy della sua carriera (il Best Dance Recording).
Toccante la performance di Lionel Richie, protagonista di un medley con le sue canzoni più famose, "Love Oh Love" e "All Night Long", e anticipato da un tributo in suo onore a più voci (Demi Lovato, John Legend, Luke Bryan, Meghan Trainor e Tyrese). Tributo anche a Glenn Frey, compianto leader degli Eagles, BB King, e Michael Jackson, che 35 anni fa vinceva il suo primo Grammy.
Mentre Rihanna cancellava la sua perfomance a pochi minuti dall'entrata in scena, per un presunto malessere, è andato in scena l'omaggio più atteso dell'edizione, con Miss Germanotta incaricata di ricordare David Bowie con un mix delle canzoni indimenticabili del Duca Bianco: "Space Oddity", "Changes", "Ziggy Stardust", "Suffragette", "Rebel Rebel", "Fashion", "Fame", "Let's Dance", "Heroes".
Sul palco si sono esibiti inoltre Taylor Swift, che ha aperto la serata, Kendrik Lamar, che ha regalato una performance molto polemica e politica centrata sui problemi degli afroamericani, vestito da galeotto in catene. Dal vivo, esibizione anche di Justin Bibier, in coppia con Skrillex e Diplo, e di Adele, la cui performance è stata rovinata da problemi tecnici. Spazio anche agli Hollywood Vampires, una band formata da Johnny Depp, Joe Perry e Alice Cooper.
Ecco i principali premi:
Best rap album: Kendric Lamar – How to pimp a butterfly
Record of the year: Mark Ronson feat. Bruno Mars – Uptown Funk
Best Album of the year: Taylor Swift – 1989Best New Artist: Meghan Trainor
Best pop vocal album: Taylor Swift – 1989
Best video of the year: Taylor Swift feat. Kendric Lamar – Bad blood
Best song of the year: Ed Sheeran – Thinking out loud
Best rock performance: Alabama Shakes – I Don’t wanna fight
Best country album: Chris Stapleton – Traveller
Best Musical Theater Album – ‘Hamilton’
Best rock Album: Muse – Drones
Best dance recording – Where are Ü now – Jack Ü feat. Justin Bieber
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giovedì 24 dicembre 2015
Oscuro, sperimentale e romantico: ecco Blackstar, il nuovo album di David Bowie
David Bowie è tornato. Ed è sempre una notizia. Da anni ha detto basta
alle tournée. Pochissime le uscite pubbliche. Ancora meno le interviste.
L’unico modo con cui comunica al mondo (e ai suoi fan) è quindi la sua
musica.
Di recente ha collaborato con canzoni a una pièce teatrale ispirata a L’uomo che cadde sulla Terra, scritta con il drammaturgo Enda Walsh e in scena in questi giorni a New York. Ma poi niente. E un disco è sempre un disco. Ecco perché l’uscita del nuovo album Blackstar, che giunge a tre anni dal precedente The Next Day, è una notizia. Blackstar uscirà l’8 gennaio. È un album composto da 8 canzoni e se deve essere anche letto come una sorta di bollettino sullo stato d’animo e di creatività di Bowie, allora è un gran disco. Bowie sta bene: ama sperimentare ancora, sceglie arrangiamenti e dà forma alle nuove canzoni riuscendo a stupire, come ha sempre fatto nella sua carriera. Anche ricorrendo a un cantato che ricorda gli ultimi lavori di Scott Walker, da sempre un suo riferimento. Critici americani lo hanno definito «un disco folle». È un disco di Bowie, verrebbe da dire. Tutt’altro che pazzo: è un disco che stupisce, cupo per certi passaggi. Là dove ti aspetti che una canzone stia per finire, parte un assolo. Oppure dove pensi che stia per arrivare un ritornello, ecco che entra una nuova strofa. E poi gli arrangiamenti: elettronica, rumori, strumenti a fiato che sembrano jazz d’avanguardia. Tutto sistemato con grande maestria. L’ultimo singolo già in rete, Lazarus, che dà il titolo alla pièce teatrale di cui sopra, è solo un assaggio di quello che si ascolta nel disco. Meglio Sue (Or In A Season Of Crime), canzone pubblicata da Bowie nel 2014 e rifatta per il nuovo album: sette minuti, con una melodia monocorde, strumenti che si intrecciano come in una suite jazzistica. Oppure, Girl Loves Me: quasi una ballata elettronica dall’atmosfera dark. O ancora la title track, già presentata con un inquietante videoclip e usata come sigla della serie The Last Panthers. Ci sono brani anche più morbidi, persino romantici: come Dollar Days, che inizia con sax e piano, seguiti una melodia orecchiabile. O ancora I Can’t Give Everything Away, forse il brano minore di tutto il disco, in cui Bowie pare persino un po’ prevedibile. Il resto è un giocare con la sperimentazione. Citando un po’ dal passato: soprattutto.
Di recente ha collaborato con canzoni a una pièce teatrale ispirata a L’uomo che cadde sulla Terra, scritta con il drammaturgo Enda Walsh e in scena in questi giorni a New York. Ma poi niente. E un disco è sempre un disco. Ecco perché l’uscita del nuovo album Blackstar, che giunge a tre anni dal precedente The Next Day, è una notizia. Blackstar uscirà l’8 gennaio. È un album composto da 8 canzoni e se deve essere anche letto come una sorta di bollettino sullo stato d’animo e di creatività di Bowie, allora è un gran disco. Bowie sta bene: ama sperimentare ancora, sceglie arrangiamenti e dà forma alle nuove canzoni riuscendo a stupire, come ha sempre fatto nella sua carriera. Anche ricorrendo a un cantato che ricorda gli ultimi lavori di Scott Walker, da sempre un suo riferimento. Critici americani lo hanno definito «un disco folle». È un disco di Bowie, verrebbe da dire. Tutt’altro che pazzo: è un disco che stupisce, cupo per certi passaggi. Là dove ti aspetti che una canzone stia per finire, parte un assolo. Oppure dove pensi che stia per arrivare un ritornello, ecco che entra una nuova strofa. E poi gli arrangiamenti: elettronica, rumori, strumenti a fiato che sembrano jazz d’avanguardia. Tutto sistemato con grande maestria. L’ultimo singolo già in rete, Lazarus, che dà il titolo alla pièce teatrale di cui sopra, è solo un assaggio di quello che si ascolta nel disco. Meglio Sue (Or In A Season Of Crime), canzone pubblicata da Bowie nel 2014 e rifatta per il nuovo album: sette minuti, con una melodia monocorde, strumenti che si intrecciano come in una suite jazzistica. Oppure, Girl Loves Me: quasi una ballata elettronica dall’atmosfera dark. O ancora la title track, già presentata con un inquietante videoclip e usata come sigla della serie The Last Panthers. Ci sono brani anche più morbidi, persino romantici: come Dollar Days, che inizia con sax e piano, seguiti una melodia orecchiabile. O ancora I Can’t Give Everything Away, forse il brano minore di tutto il disco, in cui Bowie pare persino un po’ prevedibile. Il resto è un giocare con la sperimentazione. Citando un po’ dal passato: soprattutto.
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